di Claudio Vagnini – 18 giugno 2026

A Recanati, dentro le mura del palazzo dove nacque e visse Giacomo Leopardi, il tempo ha custodito un segreto per quasi duecento anni. Durante i lavori di consolidamento murario avviati nel 2024, sotto gli strati di ridipintura accumulati nei secoli sono riemersi due livelli di intonaco dipinto a mezzo fresco: il più antico risale agli inizi del Cinquecento, con una decorazione a imitazione di tessuto damascato; il più recente, tra fine Cinquecento e inizio Seicento, rivela un elaborato ciclo pittorico eseguito da una équipe di pittori locali.

Cariatidi in bronzo dorato, specchiature marmoree, figure allegoriche della Carità e della Sibilla, una Cacciata di Adamo dal Paradiso Terrestre, vedute marine con il motto biblico IN TE CONFIDO e scene di caccia in un paesaggio che richiama l’Appennino: un programma iconografico denso, che intreccia sacro e profano con piena consapevolezza dello spazio.

È la famiglia Leopardi — discendenti diretti del Poeta, che abitano ancora oggi il palazzo — ad aver voluto e guidato il recupero. Una caratteristica rara e preziosa per una casa museo: la dimora non è un luogo cristallizzato nella memoria, ma uno spazio vivo, in cui chi la abita si fa custode attivo della sua storia. «Le case antiche riservano sempre sorprese», racconta Olimpia Leopardi. «Quando abbiamo iniziato i saggi sulle pareti nel 2024 sapevamo già che sotto la pittura più recente si celava un decoro ottocentesco. Quello che non potevamo immaginare era di imbatterci in nuovi colori, tanto brillanti quanto inattesi.»

A rendere la scoperta ancora più suggestiva è una nota del diario di Monaldo Leopardi: gli affreschi furono coperti nel 1841, due anni dopo la morte del Poeta. È quindi possibile – e affascinante da immaginare – che Giacomo abbia vissuto quotidianamente in questi ambienti decorati, li abbia guardati, forse li abbia assorbiti senza saperlo nei suoi versi.
Per le case museo, luoghi in cui ogni strato materiale porta con sé una stratificazione di memorie, questa scoperta ha un peso particolare.
Non si tratta solo di un ritrovamento artistico: è la dimora stessa che restituisce qualcosa di sé, ampliando il dialogo tra spazio vissuto e identità del luogo. Il risultato è la nuova Sala degli Antichi, ora parte integrante del percorso di visita della Biblioteca di Palazzo Leopardi.
Il ciclo pittorico è dedicato al conte Vanni Leopardi.
