di Claudio Vagnini – 8 giugno 2026
C’è qualcosa di non casuale nel fatto che Antonio Delle Rose esponga alla Casa Museo Osvaldo Licini di Monte Vidon Corrado. Nel 1989 questo pittore pesarese pubblicò un saggio proprio su Licini, segno di un’attenzione critica e di una vicinanza intellettuale che precede di decenni la mostra attuale. Quando un artista torna, in qualche modo, nella casa di un maestro che ha studiato e amato, la visita si carica di un senso ulteriore. Solitudini. Le inquiete creature di Antonio Delle Rose, a cura di Daniela Simoni, è anche questo: un incontro rimandato, finalmente compiuto.

UNA PITTURA CHE AMMALIA
Delle Rose è nato a Lecce nel 1953 e vive a Pesaro. Nel corso della sua carriera ha esposto in Italia e all’estero, alternando la pratica pittorica alla scrittura poetica e alla riflessione critica sull’arte.
Le opere in mostra appartengono alla sua produzione più recente e rivelano una pittura immediatamente riconoscibile per la densità cromatica. Scrive la curatrice Daniela Simoni: «La pittura di Delle Rose ammalia per la sontuosità cromatica: i colori, densi e vibranti, compongono superfici sensibili alle temperature emotive». Non è decorazione, non è virtuosismo fine a se stesso: è una lingua precisa, costruita per trasmettere stati interiori che le parole faticano a nominare.

IL FILO CONDUTTORE: LA SOLITUDINE
Il tema che attraversa l’intera mostra è la solitudine – intesa però, avverte Simoni, nella «molteplicità delle sue accezioni e sfumature». Da un lato «spazio di ascolto del sé e di crescita interiore», dall’altro «esperienza dell’assenza, dell’abbandono, del silenzio imposto». La solitudine come condizione esistenziale nelle sue due facce: quella feconda e quella ferita.
Questa doppiezza è resa attraverso una tecnica pittorica raffinata e consapevolmente simbolica: «intonaci fluttuanti, modulati nei toni freddi dell’oltremare, dell’indaco, del viola, resi con sottili, serrate pennellate verticali a evocare una dimensione metafisica, interiore». Le figure ritratte, le «inquiete creature» del titolo, abitano questi campi cromatici come in sospensione, né del tutto presenti né del tutto assenti.

NELLA CASA DI LICINI
Esporre questi lavori nella Casa Museo di Licini aggiunge una risonanza difficile da ignorare. Anche Licini era un solitario, per necessità della sua ricerca: la sua pittura, pur abitata da angeli e Amalassunte, è fondamentalmente un dialogo con se stesso, con il cosmo, con un silenzio che sceglieva di non riempire. La solitudine di Delle Rose e quella di Licini non si somigliano nelle forme, ma condividono la stessa convinzione: che il silenzio, dipinto bene, dica più di molte parole.
Informazioni per la visita
La mostra è visitabile fino al 5 luglio 2026, il sabato e la domenica dalle 16.30 alle 19.30.
La Casa Museo Osvaldo Licini si trova in Piazza O. Licini 9, Monte Vidon Corrado (Fermo).
Per informazioni: centrostudiosvaldolicini.it — tel. 334 9276790.
